La Banca dei Sapori… e delle emozioni: eccellenza enogastronomica Made in Italy

Alla ricerca di un posto unico, rifugio per gli occhi ed il palato, ho deciso di allontanarmi dalla frenesia della città e scoprire qualche nuovo posticino che profumi di autenticità.
Non è un segreto che la provincia di Milano abbia molti posti nascosti nei sobborghi e nei comuni limitrofi per i quali vale la pena spostarsi e lasciare i quartieri più famosi del centro storico.

E’ iniziato così il viaggio che mi ha condotta a Canegrate, a circa 30 km da Milano, dove ho incrociato un viaggiatore instancabile che ha portato l’eccellenza enogastronomica del Made in Italy oltreceano, Mario Belviso, fondatore del marchio <<Sapori d’Italia>> e proprietario del bellissimo ristorante in Piazza Matteotti a Canegrate, La Banca dei Sapori: dall’Italia al Canada, andata e ritorno, per esportare prodotti gastronomici con il suo marchio, selezionati con cura, girando la penisola alla ricerca dei maestri produttori e delle vigne più pregiate.

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È proprio girando l’Italia che nasce la sua voglia di far scoprire i prodotti che ci contraddistinguono nel mondo, come il vino, che lo porta ad aprire un enoteca con cucina dove abbinare ad etichette prestigiose, scovate durante i suoi viaggi di ricerca, prodotti gastronomici capaci di far apprezzare maggiormente i suoi vini: dalla patanegra burrata fino al lardo di Colonnata, sono numerosi gli accostamenti ricreati nella sua enoteca, diventato un punto di riferimento per i buon intenditori.

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I viaggi continuano e la lista di etichette di nicchia si espande, diventa sempre più preziosa e così nel 2005, quando si liberano gli spazi occupati da una banca, Mario Belviso decide che è quello il posto per i suoi vini d’autore, un caveau, dove raccoglie e conserva centinaglia di poesie da stappare, imbottigliate per far sognare i propri clienti, come racconta Mario.

Vino e non solo…perché La Banca Dei Sapori porta l’eccellenza nei calici ma anche sui piatti, dove un menù a passo con la natura, sempre rinnovato in base alla stagionalità, predilige materie prime di alta qualità: dalla carne al pesce, dai formaggi ai salumi, la parola d’ordine è sapore, grazie alla bravura della cucina tutta al femminile che ha fatto della semplicità e della genuinità un punto di forza.

Gli ambienti sono molto curati e l’arredamento è moderno ma caldo con tocchi d’arte qua e là; ho particolarmente amato il tavolo creativo dove ci è stata servita la cena, l’unico del ristorante, ricavato da un pregiato albero poi decorato un bravissimo artista del luogo.

Un luogo pieno di storia insomma, raccontata dall’affettuoso Mario, di cui ho apprezzato soprattutto l’attenzione ai clienti durante la serata: ogni tavolo è stato coccolato dal proprietario che si è preoccupato di chiedere a ciascuno come andasse la serata e la degustazione; banca di sapori ma anche di gentilezza, un valore in più rispetto a molti freddi bistrot d’alta cucina che ho testato: oltre ad essere un ottimo imprenditore, Mario Belviso è davvero una persona ammirevole e divertente e il suo staff premuroso e davvero molto competente nel raccontare i piatti e consigliare gli abbinamenti enograstronomici più soddisfacenti.

Il nostro percorso di degustazione è iniziato con un bis di tartare di mare di salmone e tonno e un antipasto di funghi porcini, quenelle di patate prezzemolate e crema di parmigiano. Materie prime davvero fresche e cura estetica anche in piatti apparentemente così semplici.

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Tra i primi abbiamo scelto gli gnocchi fatti in casa di patate, spinaci e ricotta con scampi freschi, pomodoro pachino e limone candito: banca di sapori letteralmente. Un quadro di abbinamenti ricercati che danno vita a profumi e gusti che rievocano sensazioni di piacevole contrasto ad ogni assaggio; sicuramente il piatto da stella del ristorante.

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Tra i secondi delle proposte fusion: gamberi dorati con farina di cocco, zenzero e coulis di pomodoro confit e un filetto di pesce spada con limone e polvere di caffè.
La prima proposta esotizzante mi è piaciuta molto soprattutto perchè innovativa negli accostamenti e nella tecnica: dorata e croccante la panatura, ricca di sapori piacevoli e delicati; per quanto non ami la frittura l’ho trovata un’ottima alternativa (migliore secondo me) alla classica tempura di pesce. Molto buono il filetto, cotto magistralmente ed impreziosito di profumi grazie all’utilizzo di una delle cose che più amo in cucina, il limone, l’oro della mia terra; il caffè a sigillare il percorso olfattivo del piatto ed esaltarne i sapori, in perfetto equilibrio.

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Dulcis in fundo, ma solo in ordine di portata, infine abbiamo degustato gli incredibili dolci realizzati dalle bravissime cuoche de La Banca dei Sapori: il mio preferito tra le proposte è sicuramente la cheesecake al limoncello e curcuma, un gioiello culinario degno di un menù così prezioso.

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Ed infine, la visita al caveau sotterraneo: come per magia, una scala di luci ci porta in questa cassaforte ciclopica dove oltre 600 etichette italiane e insieme ad un’ampia disponibilità di etichette francesi, ci accolgono.

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Da degustare ma anche da acquistare: consiglio di andare a cena a provare le specialità della casa e poi…acquistarle, perché la cosa che più rende unico questo posto è quella di offrire ai propri clienti le materie prime d’eccellenza utilizzate dal ristorante, che fanno parte della selezione di prodotti firmati da La Banca dei Sapori.

Natale si avvicina…e quale miglior luogo per depositare i propri momenti speciali?

Per avere maggiori informazioni per organizzare le vostre cene speciali, eventi e per conoscere prodotti d’eccellenza Made in Italy acquistabili nel ristorante, andate su http://www.labancadeisapori.it

 

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