Ecologia esistenziale: come non inquinare il nostro mare interiore

Quando siete arrabbiati, innervositi, delusi da qualcuno, vi siete mai chiesti a cosa serva la negatività? Quando hai di fronte qualcuno che cerca di ostacolarti e abbatterti, vi siete chiesti a cosa serva quel rancore, quell’astio, quel livore? Perché ricorrere alla falsità?

Stamattina ripensavo a quella gente che mi guarda negli occhi fingendo di nascondere questi sentimenti, non capendo che il nero, che sia in fondo o in superficie, sporca l’acqua in maniera evidente.

Prima di intraprendere il mio cammino da blogger e avere una vita pubblica, ero una di quelle persone che si preoccupano di sfuggire ai giudizi, agli sguardi minacciosi, alle critiche.

Qualche mia amica se lo ricorderà ancora, alle scuole medie il mio insegnante di arte mi chiamava “tendina”, perché mi nascondevo dietro un ciuffo lungo di capelli, il mio mantello dell’invisibilità, convinta che mi avrebbe protetta dal nero volto del giudizio altrui, molto più inquietante di quello universale.

Di notte tenevo sempre la luce accesa nella stanza di fianco, per tenere lontano quel nero demonio chiamato paura, la stessa per cui ho smesso di fare concerti, di suonare, stare di fronte a tanti giudici marziali pronti a tirare fuori dal mio vaso di Pandora, ogni mio fantasma, timore, paura. 

Ma paura di cosa?

Solo dopo anni ho capito che si trattava della peggiore: la paura di se stessi.

Ho conosciuto una persona tempo fa che mi ha stravolto l’esistenza, che mi ha guardata senza quella paura dandomi una lezione di vita così travolgente che mi ha resa consapevole di cosa nascondevo da bambina dietro la mia “tendina”, non la paura di non essere compresa ma quella di non comprendere gli altri. “Puoi anche avere un premio Nobel per la letteratura sul tuo scaffale, ma  se non ti immedesimi nel prossimo sarai sempre una perdente”.

All’inizio ho odiato questa persona, probabilmente perché sapevo quanto fosse vero, quanto avesse ragione, ma ammettendolo, bisognava ricominciare da zero, mettere tutto in discussione…facendolo, ho realizzato che era la metà con cui cerchiamo tutta la vita di ricongiungerci per completarci.

Ci è voluto del tempo, dell’impegno e dell’autocoscienza per capire che per affrontare i propri demoni bisogna comprendere quelli degli altri.

Avete presente quando la sabbia scotta ma non ci fermiamo, la calpestiamo, anche se a volte fa male, perché sappiamo che stiamo correndo verso il mare?

Dovremmo vivere così, senza aver paura di scottarci, di correre verso il nostro mare di sincerità e comprensione.

Da quella frase così apparentemente dura e critica, ho trasformato tutto, dal mio blog, alle mie convinzioni, ho trasformato me stessa.

Ho smesso di stare dietro quella tendina e temere di dire ciò che penso, essere ciò che voglio.

Sono tornata sul palco, sotto la luce, ho fatto mea culpa e imparato che si può diluire quel nero dei sentimenti cattivi a noi rivolti, che sporcano il nostro mare interiore, solo aggiungendo acqua di sincerità e positività, fino a purificarlo e a renderlo limpido.

Cartoline dal mio mare preferito… quello della Thailandia

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